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L’Uomo del Chiaro di Luna

Lo usano i grandi, spietati, per spaventare i bambini.
Eppure i bambini, dopo che lo hanno incontrato, non ne hanno paura.

L’uomo del Chiaro di Luna cammina lento, non rincorre. Emerge dall’angolo di una cucina senza luce, dall’anta scura dell’armadio della camera da letto, dall’ombra verticale di un tronco d’albero in giardino.
Di notte, sempre. Quando i soldati sono sopiti e lasciano le porte sguarnite.

L’uomo del Chiaro di Luna osserva, raramente si avvicina.
Aspetta, in silenzio, di essere chiamato. Solo allora regala un sussurro.

Talvolta è una lama gelida che taglia la carne.
Altre un colpo sordo, che rimbomba nelle ossa.
E ti lascia lì, tramortito. Con quel fiato. Quella parola che ti circola nelle vene e non ti lascia più.
È custode di paure, incubi e bugie.
È la forma di ciò che non vorremmo essere. Ma siamo. E serve il Chiaro di Luna per vederci così.

Se ne va.
Cosa ne farai? Romperai lo specchio? Lo coprirai con un lenzuolo di polvere?
Dimenticherai quel suono? O lo terrai dentro finché non ti farà impazzire.
Non sbiadisce. Non se ne va più.

Quando venne per la seconda sera, però, lei gli disse: “ancora”.
Una parola ogni notte.
Un suono che devasta. Squassa dentro.
Ancora.
In quanti frammenti può farsi il caos?
Devi perdere la speranza di ritornare.

Smise di piangere.
Era solo osservare. Come da fuori. Come quel passerotto seppellito da piccola sotto la sabbia per vedere le sue carni cambiare forma e muoversi.
Non c’era più emozione. Non c’era mai giudizio.
Una scomposizione insensibile e insensata.

Venne di nuovo e ancora.
Ancora.
Ma quella notte lui sorrise.
Alto nel suo nero pallido, più leggero di un raggio di luna, solo sorrise.

Si era lasciata scomporre, buio dopo buio, in così tanti piccoli frammenti.
Non c’erano più inizio e fine. Era fatta di gocce. E non tentava di tenerle insieme.

Ancora. Lei ripetè. Non per desiderio. Non per abitudine.
Lui inclinò leggermente la testa sul collo bianco e si staccò dalla parete.

Non avvicinò le labbra al suo orecchio, come ogni volta.
Le raccolse piano il volto tra le mani e il suo soffio le si posò sulle labbra.

Tutto.

Non tornò più.

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